Blogarabilia: http://chieravamo.splinder.com/
Blog un tempo anonimi sono ormai diventati persone con le quali uscire a prendere un aperitivo
Jorma, Vivimilano del 21 Maggio 2004
ANNO 2024, pomeriggio
Ma-ia-hii
Ma-ia-huu
Ma-ia-hoo
Ma-ia-haha
L'omino con le mani pelose è In un angolo, con le braccia intorno alle ginocchia e la testa che oscilla come un metronomo.
Canta a se stesso, come una ninna nanna che non lo fa dormire, come una preghiera che lo potrà salvare, per lui non esiste nulla al di fuori di quel pensiero ossessivo.
Entra in scena un uomo alto, bello, sano, brilla di luce propria, è saggio e sicuro di sé, è il futuro che incontra il passato e, inginocchiandosi al suo fianco, gli chiede: "cosa ricordi? Com'era? cos'é cambiato?"
L'omino rinsavisce come se non fosse mai stato folle, i lineamenti si addolciscono e i muscoli si rilassano.
"Com'era? Ricordi? Com'è ora! Cosa sento adesso! Queste sono le domande da fare. Io vivo qui e ora, questa è la mia realtà"
L'uomo alto si rannicchia in un angolo rivolto al muro che inizia ad urtare compulsivamente con la fronte.
L'omino prende la scena:
"C'erano luci e musica e Zu sudato che cantava.
No, forse è meglio partire dall'inizio:
Non c'era nulla, poi, senza un perché, sono nati i Blog. Questi, come le cellule di un feto, si moltiplicarono fino a diventare migliaia e questi migliaia crescevano alimentandosi vicendevolmente, la catena alimentare era completa, era il moto perpetuo.
I Blog si evolsero in Aperitivi, uno status superiore, nel quale divennero volti, odori, voci.
Gli aperitivi alimentavano i Blog che alimentavano gli Aperitivi, era la società perfetta!
In cerca di nuovi stimoli gli Aperitivi inventarono il BlogRodeo, il "fuoco" dei Blog, l'anello mancante, la terra promessa.
Fu così che arrivammo a Rozzano, c'erano tutti, chi non c'era era a casa.
Allo spazio Aurora c'è un calcetto, noi che siamo arrivati prima ce lo godiamo e, come una famiglia allargata in gita domenicale, ci godiamo la quiete prima della tempesta.
Man mano che il tempo passa il posto si riempie, il tasso alcolico sale, le squadre si compongono, si accendono le luci, si va in scena.
C'è il poeta che zampetta muto e scrive su una lavagnetta dei suggerimenti televisivi, c'è Labranca che presenta, i rodeanti sono pronti, sono caldi, alcuni sono ubriachi altri anche, le tracce si susseguono con il tempo che incalza, i post che scriviamo sono decisamente mediocri, ma scrivere in 4 è più difficile che scrivere da soli.
Ci divertiamo, gli occhi si incontrano, i commenti dei post diventano sguardi, strette di mano.
Poi tutto finisce, le orecchie fischiano e i vestiti puzzano, come dopo un concerto"
L'omino si ferma, si spegne, torna nell'angolo.
L'uomo alto si alza, si accende e va verso la porta.
"Ciao Gonio"
"Arrivederla Effe"
I gatti sono in realtà un'inteligenza artificiale distribuita di origine aliena.
Il loro scopo sul nostro pianeta è quello di contare le gocce di pioggia che toccano terra.
Quando fanno versi strani (diversi dal classico MIAO) aggiornano il loro SW, quando muoiono scaricano tutto il loro DB alla nave madre.
Fonte: Gatto IlTigro
Nel mio congelatore (che poi è il nonno del freezer) vive l'Omino surgelato.
Lui ha una casa di bastoncini Findus, tipo la casetta di Hansel e Gretel, ma composta da bastoncini di pesce surgelati.
In questa casa ha tutte le comodità: un ghiacciolo all'amarena per letto, il poster di Neve e Glitz, un cucciolone come animale domestico e anche un piccolo giardino di prezzemolo.
L'omino surgelato passa il tempo chiacchierando con un branzino, Mercur, che nel 2001 si è liberato dal sacchetto gelo e con uno straniero, Ju-el Baguette, che ha abbandonato la sua patria esasperato dai viaggi sotto ascella.
Le giornate passano veloci animate da interminabili discussioni sul nuovo capitan Findus o sulle interessanti indicazioni che appaiono sulle etichette dei polli; Non si sa bene perché, ma qui tutti odiano Carletto, e appena appare una confezione di sofficini l'effige del geco viene immediatamente deturpata.
Al grido di "no Carletto, no frost" vengono annualmente organizzate delle grandi feste che coinvolgono tutti i ripiani del congelatore, al culmine della festa, tutti gli invitati raggiungono lo stato li liquido.
Si dorme bene col piumino in Agosto, è fresco e morbido, per i primi 2 minuti si dorme bene, ma poi viene il caldo, il sudore, si diventa appiccicosi, si sta, come mosche su carta moschicida. Come uomo su carta omicida, come pensiero su carta copiativa, come... Lascio sindoni di me, sudo colorato e mi diverto a spiaccicarmi nudo sul muro per poi allontanarmi e vedere che sagoma ho, tipo i buchi nei muri che fanno i cartoni animati quando scappano, e dopo essermi schiantato vedo gli uccellini, come i cartoni animati, peccato che questi uccellini abbiano fatto un nido nella mia testa. Ospito nella calotta cranica 2 esemplari di cogitans ergo volant, due bellissimi e fastidiosissimi esemplari. Stanno completando il nido con i miei pensiei inespressi, li raccolgono e li intrecciano e, non essendoci più spazio, hanno deciso di allargarsi, si allargano e con loro la mia testa. Ora ho un cranio da 4 metri cubi, dovrò pagarne l'ICI, ho una testa monolocale, abitabile, uso foresteria. Che poi io da piccolo pensavo che l'uso foresteria fossero degli appartamenti per boscaioli e mi immaginavo dei tavoli in tronchi di sequoia e delle lampade di Pino. Ho sempre avuto troppa immaginazione, una volta mi hanno fermato per eccesso di fantasia, unaltra volta, in fantasioso sorpasso a destra, mi sono trovato a doppiare me stesso. Non è facile vivere con questa testa, richiede un certo impegno, essere alla propria altezza non è cosa da tutti ma io non ci provo neppure, perché preferisco armarmi di uno schiaccia-pensieri e andare a caccia nella mia testa di tutto quello che è di colori non esistenti. Lo caccio e ne appendo la testa ad una parete, e finalmente solo posso dormire, si dorme bene, al momento niente zanzare, forse, solo, dovrei togliere il piumino, con questo caldo non mi fa bene...
Una volta conoscevo un fiore treno per sesto 8 min
Non sapevo il suo nome, sentivo solo che era profumato e lo immaginavo colorato deliziosamente come un raffinato acquerello. Lo immaginavo perché in realtà non lo conoscevo, avevo solo sentito parlare di lui e avevo avvertito il suo stuzzicante polline in un paio di occasioni. Un giorno l'ho conosciuto, ho passato la giornata tra i suoi petali e la notte ai piedi dello stelo. Il giorno dopo è appassito ma io ho portato il suo polline in tutti i campi verdi. Non ho mai saputo il suo nome ma non potrò mai scordare il suo profumo. Ape
Il sasso, che di certo non ha il cuore di pietra, si pentì profondamente di aver ucciso Bibì e quindi decise di rimediare al misfatto: decise che l'omicidio era solo il frutto della sua fantasia.
Forse non lo sapete ma tutti abbiamo dei frutti della nostra fantasia, quelli del sasso crescono sull'albero dei frutti della fantasia del sasso, nel giardino dei sassi.
Lì, nella notte successiva all'omicidio, il sasso prese il Bibicidio e lo appese all'albero dei frutti della sua fantasia.
Bibì torno a non parlare con Bibò, ma questo è solo il frutto della mia fantasia.
Quando Bibì parlava, Bibò sapeva esattamente cosa avrebbe detto. Quando Bibò parlava, Bibì sapeva esattamente cosa avrebbe detto.
I due smisero di parlare ma iniziarono a giocare ossessivamente a carta sasso forbice. Bibì sapeva solo della carta, mentre Bibò, alternando sapientemente le forbici alle forbici, lo batteva costantemente. Bibì, frustrato, lo uccise con un sasso.
Avete presente quando l’orologio si ferma? Quando la lancetta dei secondi, quella lunga e sottile, non avanza e, come un disco che salta, continua a stare su quella tacca, quella tacca apparentemente uguale a tutte le altre, lì tra il 15esimo e il 20esimo secondo. Come una bambina che gioca ad elastico col piede dentro e fuori la lancetta va via e poi ritorna, sempre su quella tacca.
Quello è l’amore secondario; Nasce magari come una semplice simpatia, la lancetta dei secondi conosce tutte le tacche e corre sempre da una all’altra ma capita, a volte capita, che ci sia qualcosa di particolare in una, un frammento, un istante. Perché viste così sono tutte uguali ma per la nostra lancetta ce n'è una diversa, una speciale, che la fa correre per arrivarci e dalla quale non vorrebbe mai allontanarsi.
Ed è così che inizia a parlarne alla lancetta dei minuti, che la conosce meglio, perché il tempo che ci trascorre è lo stesso ma con un minuto alla volta è tutto un altra vita. Così la minuta inizia a dire alla tacca di questa infatuazione e la tacca che pensava che la lancetta dei secondi facesse così con tutte è felicissima, capisce di essere la sua tacca speciale. La lancetta dei minuti è una chiacchierona (trascorrendo un minuto con tutti è la regina del pettegolezzo rapido e veloce) e inizia a parlarne con tutte le tacche e anche con la lancetta delle ore. Ad un certo punto tutti sanno e le ore hanno convinto la tacca che è il momento di dichiararsi. Così alle 11 e 59 e 17 secondi la tacca dice "TI" e vede la lancetta dei secondi allontanarsi veloce come non mai, corre per tornare da lei, sentire quello che sogna piena di aspettative e corre così forte da spostare minuti e ore che si lasciano spostare. Sono le 12, i secondi corrono al doppio della velocità per arrivare alla tacca diciassette, ore e minuti sanno cosa fare ed iniziano ad avvicinarsi. Ore 12 e 17 secondi, l'ingranaggio viene fermato e i secondi e la tacca si amano come fanno le lancette con le tacche, quando l'orologio si ferma e la lancetta dei secondi si rifiuta di proseguire.
Nel mio giardino, tra i fiori di boh, c'è l'albero dei perché
L'albero dei perché è grande, grosso ed è pieno di foglie. Lui contiene tutti i perché del mondo e, ogni volta che un bambino chiede un perché, nasce una nuova piccola foglia. Le foglie stanno sull'albero e crescono finché qualcuno non risponde ad un perché; In quel momento, quando arriva una risposta, la foglia cade. Capite bene che l'albero è un continuo nascere di nuove foglie, alcune cascano ancor prima di raggiungere una forma mentre altre stanno continuando a crescere da anni. Alcune delle foglie cadute, quelle che cadono ma non sono convinte delle risposte, si trasformano in fiori, i fiori di boh.
Si è smarrito un bimbo che risponde al nome di Bimbo Jorma. Basso quanto un nano, si aggira con fare curioso, parla per metafore e presenta una grossa ghiandola surreale. L'ultima volta è stato visto nel mondo di liquirizia, dove tutti hanno la lingua nera e giocano a sputo torbido. Chi ne avesse notizie è pregato di inserirle nei commenti.