Il sogno di ReFuso (Un regalino per il Bimbo Jorma)
Un giorno ReFuso ricevette l'annuncio che un famoso letterato gli avrebbe fatto visita. Per non fare brutta figura, decise di rispolverare le proprie nozioni sulla Divina Commedia: aveva bisogno di una panoramica completa, e all'uopo convocò i più facoltosi dentisti. Mentre questi dissertavano, ReFuso si addormentò e cominciò a sognare: si era perso nei gironi invernali e non riusciva a trovare niente che lo scaldasse, né capiva cosa fosse quello strano odore. Non si era accorto che intorno a lui era tutto un bruciar di anice. Oltretutto c'era un gran frastuono, perché in quel luogo vigeva la legge del contrabbasso. Ma la cosa non sembrava dare fastidio agli abitanti del luogo, che ballavano un satanico samba e ridevano senza mai fermarsi, come tante anime in vena. In vena di giocare, evidentemente, giacché avevano già formato squadre e gironi. Arbitrava la partita il signor Dante Alighieri di Firenze, guardalinee il signor Virgilio, che peraltro aveva un alito portale ed era particolarmente severo con i bannati. La partita fu interrotta per invasione di campo da parte di un gruppo di ultras che sostenevano di parlare molte lingue ma non conoscevano la propria, tant'è che si facevano chiamare i tradutori. Ma arrivò una nota cuoca, la famosa Lucy Fero: essendo amante della lingua, staccò loro le teste e se le mangiò. A quel punto ReFuso si svegliò, e disse: "Tradurre è un po' gradire!". Tutti, lo presero per pazzo, i dentisti caddero dai seggi, che infatti erano critici, e la visita del letterato fu rimandata con un pretesto: un messaggero gli disse che ReFuso aveva febbre e raffreddore. Il tipico malessere infernale.
(coming soon: Il sogno di ReFuso 2 - Il Purgatorio, di Bimbo Jorma)
Quando faccio le parole crociate le definizioni prendono vita.
7 ORIZZONTALE : La Colombia sulle auto.
Ecco, non so voi, ma io sento una voce impostata che recita questa definizione e nel mio immaginario esistono due voci distinte: una per le ORIZZONTALI e una per le VERTICALI.
Sono comunque convinto che serva una macchina molto grossa per trasportare la Colombia.
Uso il chiodo per appenderci un bel quadro Svedese, ma lo appendo storto, piu' in alto a destra.
L'inclinazione errata provoca una distorsione gravitazionale nel quadro, cadono alcuni bicchieri, le sedie scivolano verso la cornice e alcuni Svedesi distratti fuoriescono dal quadro piombando sul mio pavimento. Fuori contesto e contusi si rifugiano in mobili IKEA (dove c'e' IKEA c'e' casa), i mobili restano immobili tra un trasloco e l'altro premettendo allo Svedese di compensare tra compensati.
La Svedese nel mobile diventa, per me, un nuovo chiodo fisso, approfitto della Svedese per raddrizzare il quadro e per riportare tutto alla normalita'.
Ci date per scontati, un misero omaggio, siamo solo un pezzo di una confezione famiglia. Umiliati, costretti in una ridicola e vistosa fascetta ci legate agli altri due. Non abbiamo valore, non abbiamo prezzo, ci usate per ultimi e con gli amici vi vantate “tanto è gratis”.
Eppure io ricordo, ricordo che siamo nati tutti uguali, dalla stessa macchina, passati attraverso tutti gli stessi trattamenti, sterilizzati, imbustati, sigillati, marchiati, tutti uguali, indistinguibili. Milioni di me circondano me stesso, creando un me collettivo, figli dello stesso padre e della stessa madre, siamo un IO all’ennesima potenza.
Stavamo per essere trasportati alla luce quando avvenne la discriminazione. Il fato decise per me, scorrevo veloce e ignaro e, senza rendermene conto, mi ritrovai nella fila dei tre; inizialmente non capii, ipotizzai un futuro ricongiungimento ma presto il destino di fece palese, un’etichetta volgare mi coprì e da quel giorno tutti mi conoscono come “OMAGGIO”.
Se sei un maiale non porti l'orologio, non avendo mani che lo trattengono si sfilerebbe dal polso di porco. Per un maiale il tempo non esiste, la nebbia non si affetta e la spesa non si insacchetta. Oink lo puoi dire solo con la coda a succhiello, se ti metti dalla parte del prosciuto farai una vita grassa.
Passeggiando con le mani dietro alla schiena ho distrattamente scalciato un ossimoro.
Risentito mi ha gridato: "il tuo cervello e' una natura morta, inizia a correre piano perche' se ti prendo di picchio fino alla convergenza delle parallele!"
Le luci si abbassano, il direttore inizia a tracciare in aria disegni invisibili, in un linguaggio arcano parla agli strumenti che iniziano a cantare per lui, come fossero animali ammaestrati eseguono perfettamente il loro esercizio. Gli spettatori, come passeggeri di un sogno, si lasciano trasportare dalla musica, si impegnano per distinguere gli strumenti, tutti anticipano i passaggi noti, tutti tranne uno. La nostra storia inizia qui, nel posto peggiore, dove le note riempiono l’orecchio, si mischiano, si fondono, si accordano per colmare la percezione dell’udito.
Fila E posto 14, lui non si riempie le orecchie, lui cerca le pause, scorre mentalmente lo spartito anelando l’assenza di note, quel breve attimo di silenzio collettivo, più raro delle accordanze, coincidenza di silenzio del pubblico e pausa di tutti gli strumenti. Ad ogni pausa sorride e gode di quel fugace attimo di felicità e, come ad un concerto, anche nella vita caccia i silenzi.
Trascorre diverso tempo del giorno in ascensore appezzando il silenzioso imbarazzo del suo compagno di viaggio, rivolge il capo verso il basso per dissuadere le possibili e retoriche discussioni. Apprezza i balbuzienti che riempiono di pause ogni loro frase e ama lasciare il proprio interlocutore senza parole; a casa ha uno stereo che costantemente emette rumore bianco e al posto della televisione un acquario nel quale si perde ascoltando i muti pesci.
Il silenzio che ama non è quello assoluto, pacifico, non sarebbe mai felice sordo o isolato acusticamente, lui ama il silenzio fugace che si insinua tra le persone, lui ama il silenzio che può ascoltare.
Il Pavesino e' di destra, il Savoiardo e' di sinistra.
In uno studio recentemente pubblicato dalla ChicaVQ, nota economista-dietologa, si dimostra inequivocabilmente il borghesismo destrorso del Pavesino.
Non possiamo far altro che deplorare le squallide iniziative strumentalizzanti che cercano di distrarre il degustatore medio; in netta minoranza i sostenitori del pavesino stanno cercando consensi dai terzisti del tiramisu', quelli che ci mettono gli ORO-SAIWA!
Il concetto di Tiramisu' comprende il concetto di Savoiardo (Platone)
omaggio a Icaro Involato di Queneau e al volo Blogger verso il sole di carta
Loredana entra alle Feltrinelli e come una bimba in cerca dei regali di Natale, senza distrazioni, arriva alla pila della “Notte dei Blogger”.
Con calma misurata prende la prima copia, sfogliando il volume ad occhi chiusi annusa i fogli freschi di stampa, lo apre per verificarne la qualità e…
foglio bianco, foglio bianco, foglio bianco. Altra copia, fogli bianchi, altra copia, bianchi, copia, bianchi….
Gerry Focaccia a bordo del suo maggiolone attraversa la notte Romana e rivolgendosi a Soraya “ho sentito che c’è una festa in via Zanetti, ci andiamo?”
Soraya:”ok, passiamo però a prendere anche la Gnappetta”
Gerry annuisce con un sorriso di convenienza, la Gnappetta non la sopporta ma a Soraya non ha mai avuto il coraggio di confessarlo.
I tre arrivano alla festa a mani vuote, ad accoglierli centinaia di birre e decine di personaggi, si comportano tutti come padroni di casata ma nessuno paga l’affitto.
In sala si imbattono nella compagnia del REM e Focaccia viene subito bersagliato dalle solite battute sui prodotti da forno “come sta papà Baguette?”; Gerry rimonta l’ebete sorriso di convenienza e si allontana alla ricerca di un bagno, bisognoso di stare da solo, Gnappetta e Soraya sono scomparse chissà dove, bisognose l’una dell’altra.
Nel primo bagno ci trova Lo che limona con Lo, richiude in fretta la porta chiedendosi il nome di un loro eventuale figlio, si allontana alla ricerca di un secondo bagno ma viene rapito da Ilenia che ha nuovi entusiasmanti aneddoti sulla sua coinquilina “Gerry ti devo troppo raccontare le ultime di Mery Terry”. Dopo 15 minuti di monologo Gerry riesce a liberarsi e ad entrare in un bagno pregno di odor di zolfo.
Seduto sul water (Gerry fa la pipì seduto) si rende conto che non è solo, nella vasca da bagno, dietro la tendina c’è qualcuno, Gerry tira l’acqua e scosta la tenda.
Seth e Mimosa, rispettivamente un Dark satanista ed una ballerina sosia di Justine Mattera, si stanno rollando una canna “vuoi provare? È una nuova pasta, il livefast!”.
Gerry accetta e alla seconda tirata si ritrova innanzi l’Arcangelo Sofronisco che, in lacrime, gli racconta la sua vita “…mia madre avrebbe voluto che io facessi il dentista, ma io sono allergico al tartaro…” le lacrime dell’Arcangelo bagnano copiose il pavimento, il livello sale rapidamente fin sopra il ginocchio, Gerry rimane fermo nel suo viaggio.
La gatta Peggy lo prende per mano (probabilmente è Ilenia, ma Gerry è strafatto) “seguimi focaccino mio, che ti stai bagnando le Clarks” e lo porta in sala.
Il solito stordito sta guardando il Tg “Continua a colpire la porno Killer, questa volta la vittima è un single di Milano, trovato morto soffocato da 44 bustine di camomilla”.
Lo stordito con lo sguardo verso l’apparecchio, ma il cervello su un altro pianeta, inizia a cantilenare ciondolando“ meno sette, meno sei, meno cinque…”, TOC TOC TOC, dei colpi dal soffitto “saranno Fabio e Alice, quelli di sopra, sono trentenni ma sembrano mio nonno!” sentenzia gelida Zina prima saltare dalla finestra.
“ferma Zinna! Smettiamola.”
“Gerry, non rompere, fammi godere della mia libertà.”
“Torniamo, torniamo a casa, qui fuori io e te abbiamo dei nomi di merda, qui fuori nessuno ci ama e ci stiamo ammazzando tutti, là almeno qualcuno ci amava”
"Gerry, solo qui siamo liberi" disse Zinna prima di volare dalla finestra.
bianchi, sono tutti bianchi! Neppure una riga, niente, tutto perso!
Loredana stringe il libro al petto e una voce le si insinua nell’orecchio “Voi non ci avete.Non ci avrete mai.”
Ringrazio MacUbu e Marquant che sono morti per me e Fiottolino che mi e' sempre stato vicino in questi momenti difficili. Un ringraziamento particolare a Shakespeare e a suo padre, guantaio.
Birostalfo guarda in alto, guarda in uno specchio parabolico, uno di quelli posti agli angoli delle strade, quelli che dovrebbero farti vedere dove normalmente non vedi.
Osserva le macchine sfrecciare e deformarsi al suo cospetto, osserva la gente passare, li vede che si girano a guardarlo, li vede senza essere visto perché loro camminano senza mai alzare la testa.
Vede anche una ragazza con le trecce e il capo chino venire con passo misurato dritta dritta verso di lui.
Lei e’ Agilbuffa e cammina sempre guardando per terra, tutti credono che lei sia timida e per questo motivo tenga il capo chino; in realtà lei ama le scarpe e ha deciso di guardare solo quelle.
Con anni di esercizio ha imparato a capire le persone dalle calzature, a colpo d’occhio analizza marca, modello, usura e stringaggio.
Il suo motto e’ :”Un doppio nodo dice più di mille parole”.
Agilbuffa si ferma ai piedi di Birostalfo che indossa scarpe rovinate, spaiate e slacciate.
“Ma che scarpe hai?” dice lei rivolta alle scarpe.
“Non mi sono mai guardato le scarpe” disse lui fissandola dall’alto riflessa nello specchio.
Birostalfo voleva solo guardarsi le scarpe, istintivamente il suo sguardo e la sua testa scesero verso il basso e si fermarono, si fermarono quando i suoi occhi entrarono in contatto con gli occhi di Agilbuffa che dal basso stavano salendo verso l’alto per capire a chi appartenessero le strane scarpe spaiate.
Agilbuffa da quel giorno si occupò di Birostalfo e delle sue scarpe, Birostalfo le mostrò quanto fosse bello il cielo.
Si incontrarono ad un ballo, lei aveva il template quasi spoglio, post snelli, link lisci e dei trackback da paura.
Ma era un amore impossibile, le loro famiglie erano rivali, lei era una Clarence, lui uno Splinder.
Jorma, Jorma! Perche’ sei su Splinder?
Ah, rinnega la tua piattaforma! Ricusa il tuo URL!
O, se proprio non vuoi, trasferiamoci su MT ed io non sarò più una Clarence.
I due decisero di unirsi nonostante l'odio che divideva le due famiglie "Lo faremo di nascosto, con l'aiuto di Don Gonio, un mio amico" le disse permalinkandole un post e, lei, acconsentì.
La mattina seguente al matrimonio segreto Fiottolino e Marquant, amici di Jorma, cazzeggiavano per la Blogsfera, quando si imbatterono in MacUbu, cugino dell’amata, un giovane di temperamento focoso.
Perirono Marquant e MacUbu e Jorma fu condannato all’esilio perpetuo dal principe Effe.
Messer Clarence promise l’amata di Jorma al perfido conte di Macchianera, ma ora che tutto sembrava compromesso, Don Gonio escogitò un piano geniale: trasferì il Blog dell’amata su un’altra piattaforma così che tutti la credessero morta e mandò un messaggio privato a Jorma per avvisarlo.
Il fato crudele e un malfunzionamento di Splinder impedirono a quel messaggio di arrivare così Jorma si trovò con un Host Address Not Found al posto della sua amata.
Decise di cancellarsi proprio nel momento che l’amata tornava on line, lei, scoprendo il link dell’amato morto, decise di cancellarsi.
Ora il loro amore e’ nella cache di google, mai più nessuno e niente al mondo, li separerà.